Pellegrino Parmense

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Comune di Pellegrino Parmense (PR)

Informazioni

  • Codice Catastale: G424
  • Codice Istat:
  • CAP: 43047
  • Numero abitanti: 1097
  • Nome abitanti: pellegrinesi
  • Altitudine: 410
  • Superficie: 410
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 45.0
  • Distanza capoluogo: 45.0

Storia dello stemma e del comune

Esisteva nell’Alto Medioevo qui un luogo di scambio con una cappella, forse dedicata a San Giuseppe, dipendente dalla pieve di Varrone fino al 1352 e che fu nominata MERCATO. Varrone era allora centro dominante (attualmente frazione del Comune, che stando alla leggenda, deriverebbe il proprio nome da quello del console omonimo, che avrebbe qui avuto una sua residenza). Distaccata da Varrone la cappella fu unita alla vicina Pieve di Careno. Solo il 17 aprile 1834 la Duchessa di Parma Maria Luigia d’Austria eresse l’oratorio di San Giuseppe in parrocchia autonoma (con il beneplacito del vescovo Vitale Loschi di due anni dopo). Nel 1914 fu costruita una nuova chiesa che si ispira, nelle forme, a quella romanica di Careno. Nel 981 l’imperatore Ottone II investe il conte palatino Alberto “Pelavicino” di Baden del territorio di Pellegrino, con il titolo di Marchese, da lui sarebbero discesi i Pallavicino signori di questa zona e principi anche di Busseto e Cortemaggiore. Il marchese Alberto fece costruire il castello sul monte Mariano (parzialmente conservato) alla fine del X secolo, per difesa e per abitazione temporanea del signore. Guglielmo Pallavicino lo fece ricostruire, anche con le ricchezze predate al cardinale Pietro di Capua, che era venuto a concordare la pace su incarico di papa Celestino III tra i Piacentini (tra cui Guglielmo), i Parmigiani e i Borghigiani (cioè di Borgo San Donnino, l’attuale Fidenza). L’imperatore Federico II, sconfitto nella battaglia della Crocetta di Parma nel 1248, l’anno seguente investiva comunque per la sua fedeltà Oberto II, figlio di Guglielmo, dei territori circonvicini di Serravalle Ceno, Tabiano, Specchio, Gusaliggio; di suo conquistò il castello di Parola (presso Fidenza) nel 1267. Nel 1304 e nel 1307 il castello fu ripetutamente attaccato da Alberto Scotti, che voleva sottometterlo al Comune di Piacenza (come già aveva fatto per Borgo Val di Taro, Bardi e Castell’Arquato). Nel 1397 Braccialino e Filippone Pallavicino furono investiti marchesi di Pellegrino e di Specchio (oggi in Comune di Solignano). Nel 1428 fu concesso come contea al condottiero perugino Niccolò Piccinino che lo trasmise al figlio Francesco. Nel 1472 fu invece trasferito a Ludovico Fogliani (che, in omaggio al suo signore aveva avuto il privilegio di unire il cognome Sforza al suo da cui Sforza-Fogliani). Nel 1578 il territorio passò dal Ducato di Piacenza a quello di Parma. Durante l’esistenza del Ducato Farnesiano (poi Borbonico) il territorio era formalmente suddiviso in questi due Ducati, autonomi, formanti insieme una sorta di “Ducato Federale”. Passato ereditariamente (insieme al cognome Sforza-Fogliani) a Federico Meli-Lupi di Soragna. Nel 1805 all’atto della soppressione dei feudi da parte di Napoleone I, era conte di Pellegrino il Duca Carlo. Fino al 1818 tornò ad esser parte del Ducato di Piacenza (come detto: uno dei territori che formava il Ducato di Parma). Come si vede il toponimo è in uso da secoli, ma non è chiaro di dove derivi, anche se a prima vista potrebbe essere un derivato da (San) Pellegrino (come vorrebbe richiamare lo stemma comunale). Nel 1862 ha adottato il determinante PARMENSE. Fino al 1870 comprendeva la frazione di Vianino (oggi frazione di Varano de’ Melegari), mentre nel 1919 ne furono distaccate le frazioni di Metti, eretta in sede comunale, con Pozzolo (che dal 1920 fanno parte del Comune di Bore). Stemma: “D’argento al pellegrino passante sulla campagna erbosa, ed avviato verso una chiesa uscente dal fianco destro dello scudo, il tutto al naturale”. Osservando attentamente il bozzetto in uso da parte del Comune si nota che il disegnatore non ha voluto rappresentare una chiesa generica, ma precisamente quella di Careno, da secoli meta di pellegrinaggi alla venerate effige della Vergine (che, secondo la credenza popolare, protegge anche dalla malattia mentale), evidenza poi persa nel blasone ufficiale. Nella nostra illustrazione abbiamo voluto mantenere questa identificazione (non così, ad esempio, M. Foppoli nel suo bello stemmario dell’Emilia-Romagna). Note di Massimo Ghirardi Per maggiori informazioni vedi anche Busseto (PR) Bibliografia: AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997 (prima edizione 1990). AA.VV. STEMMI delle Province e dei Comuni dell’ Emilia Romagna, a cura del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Editrice Compositori, Bologna 2003. Heim (Bruno Bernard) L’ARALDICA NELLA CHIESA CATTOLICA, origini, usi, legislazione. Libreria Editrice Vaticana, 2000 Pellegrini (Giovanni Battista) TOPONOMASTICA ITALIANA. Hoepli, Milano 1990 Pastoureau (Michel), MEDIOEVO SIMBOLICO. Laterza, Bari 2005
Profilo Araldico
”D’argento al pellegrino passante sulla campagna erbosa, ed avviato verso una chiesa uscente dal fianco destro dello scudo il tutto al naturale”
Stemma ridisegnato
Stemma Ufficiale
Altre Immagini
Colori dello scudo: argento
Profilo Araldico
“Drappo di rosso, riccamente ornato di frange dorate e caricato dello stemma sopra descritto, con l’iscrizione centrata in oro – COMUNE PELLEGRINO PARMENSE – Le parti di metallo sono argentate e dorate mentre i cordoni sono dorati. L’asta verticale è argentata con freccia dorata. Cravatta e nastri tricolori nei colori nazionali frangiati di oro.”
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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