Monastir

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Comune di Monastir (SU)

Informazioni

  • Codice Catastale: F333
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 4576
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Il nome di Monastir deriverebbe da muristeri, termine sardo coniato sul latino monisterium e anche alla parola catalana per “monastero”, e designava antichi alloggi per fedeli e viandanti. Fino alla fine del XX secolo, vicino alla chiesa parrocchiale di san Pietro apostolo, sorgeva un edificio noto come domu de is paras, ‘casa dei frati’ in riferimento ad un antico insediamento camaldolese, che fu promotore della bonifica di questa zona del Campidano e intorno al quale su è sviluppato il villaggio. A questo si riferisce l’emblema dell’Ordine Benedettino Camaldolese che compare nello stemma comunale.   L’altro elemento dello stemma, un antico frantoio di epoca nuragica, richiama la antica vocazione agricola del territorio: caratterizzato da coltivazioni di agrumi, pesche e patate.   Parte del giudicato di Calari (Cagliari), nella Curatoria (o Curazia) di Parte Olla, nel 1258 fu per un primo periodo soggetto a quello di Arborea, per divenire poi un possedimento di Pisa, che lo vendette a Mariano II d’Arborea nel 1295, per passare nel 1324 al Regno Aragonese di Sardegna. Nel 1455 il villaggio venne acquistato dal mercante Pietro Bellit, il cui discendente, Ludovico Bellit, venne nominato barone di Monastir, la cui famiglia lo trasmetterà ai Bon-Crespi di Valdaura, fino alla soppressione dei feudi.   Lo stemma si blasona: “trinciato: nel PRIMO, di argento, al torchio nuragico, visto assonometricamente, di rosso; nel SECONDO, di azzurro, all’emblema dei Monaci Camaldolesi, effigiante le due colombe, affrontate, d’argento, abbeverantisi nel calice d’oro, con le zampe poste sullo stelo e sulla base, esso calice sormontato dalla cometa d’oro, con sette raggi e con l’ottavo raggio inglobato dalla coda ondeggiante in palo, all’ingiù. Ornamenti esteriori da Comune”.   Il gonfalone è descritto come: “drappo di bianco con la bordatura di azzurro, riccamente ornato di ricami di argento e caricato dallo stemma con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento”.   Nota di Massimo Ghirardi
Profilo Araldico
“Trinciato: nel PRIMO, di argento, al torchio nuragico, visto assonometricamente, di rosso; nel SECONDO, di azzurro, all’emblema dei Monaci Camaldolesi, effigiante le due colombe, affrontate, d’argento, abbeverantisi nel calice d’oro, con le zampe poste sullo stelo e sulla base, esso calice sormontato dalla cometa d’oro, con sette raggi e con l’ottavo raggio inglobato dalla coda ondeggiante in palo, all’ingiù. Ornamenti esteriori da Comune”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Reperito da: Anna Bertola

Stemma Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori dello scudo: argento, azzurro
Partizioni: trinciato
Profilo Araldico
“Drappo di bianco bordato di azzurro…”
Gonfalone ridisegnato

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: azzurro, bianco
Partizioni del gonfalone: bordato

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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