Comune di Maroilles (59)

Informazioni

Storia dello stemma e del comune

Maroilles è un comune del dipartimento del Nord nella regione dell’Hauts-de-France, legato all’abbazia fondata intorno a 650 nella foresta di Mormal, nella località nota come Maricolas (dal celtico “Maro Jalo“, che significa “grande radura”) sulla riva del torrente Helpe Mineure, da Radobert (o Chanabert, nome precedente alla sua conversione al Cristianesimo), conte di Famars.

Il suo primo abate fu nominato da papa Martino I, su raccomandazione di Saint Amand abate d’Elnon (attuale Saint-Amand-les-Eaux): si trattava di Humbert du Hamel, un proprietario terriero che nel 674 donò all’abbazia una vasta tenuta a Mézières-sur-Oise, con alcuni vigneti, che gli valse il titolo di co-fondatore. Il discepolo Curcodomo gli successe.

Umberto (o Chonebertus) era nativo proprio di Mézières-sur-Oise (in Piccardia), figlio del dal beato Evrardo e della nobile Popita, educato da alcuni monaci benedettini della città di Laon. Dopo la scomparsa dei genitori si prese carico delle proprietà famigliari. Dopo aver ospitato in casa propria Amand, vescovo di Maastricht (Saint Amand), maturò la vocazione e decise di accompagnare il vescovo in un pellegrinaggio a Roma. Al ritorno, si ritirò nel monastero di Elnon, fondato da Amand (oggi Saint-Amand-les-Eaux), dopo il periodo di noviziato prese i voti nel monastero di Laon dal quale venne chiamato per dirigere il nuovo monastero di Maroilles.

Humbert morì il 25 marzo 682, lasciando l’abbazia ricca e prospera e la sua famiglia per lungo tempo fece sentire la propria influenza sulla comunità. Il corpo venne inizialmente sepolto nella cappella del suo villaggio natale a Mezieres-sur-Oise.

All’inizio del IX secolo Maroilles divenne una “Abbaye Royale” ed ebbe impulso il culto di sant’Humbert, beatificato nell’818, le spoglie del quale vennero traslate dall’abate Rodin in un onorevole sarcofago nell’abbazia nell’833, con il beneplacito di Carlo Magno. Dal 1020, a seguito dei disordini della Vallonia le reliquie furono portate prima a Bruges e poi a Cambrai.

Poco dopo il monastero subì diversi saccheggi da parte dei Normanni e degli  Ungari.

Dopo la Partizione di Verdun dello stato Franco nel 843 la regione venne a trovarsi presso la frontiera della regno dei Franchi occidentali.

Re Carlo “il Calvo” attribuì la carica di abate “commendatario” a Enguerrand, un laico, nell’870.

Verso il 920 il vescovo di Cambrai ottenne l’unione dell’abbazia alla Mensa Vescovile, divenendo così una “Abbaye Épiscopale”, unica dell’Hainaut che non passò, come tutte le altre, sotto il dominio di Reignier, conte dell’Hainaut. Questo però comportò di ospitare nel monastero un collegio di canonici secolari. L’abbazia divenne comunque una delle più importanti dell’Hainaut.

Nel 921 il re Carlo “il Semplice” confermò la proprietà dell’abbazia sui “villaggi di Saint Hubert”, ossia i borghi di Taisnières-en-Thiérache, Noyelles-sur-Sambre, Marbaix, e la stessa Maroilles e una tenuta di 4300 ettari che, assieme alle tasse, decime e altre franchigie (come il diritto di mercato) garantivano un grosso reddito. Ogni possessore locale di vacche pagava un’imposta in natura, donando al vescovo-abate alcune forme di un formaggio particolare, che inizialmente veniva denominato Craquegnon, per poi assumere il nome di “Fromage de Maroilles” dopo che il vescovo Enguerrand di Cambrai lo fece affinare. È ancora oggi un noto formaggio francese (AOC).

La “convivenza” tra canonici e monaci non fu molto tranquilla, alla fine il vescovo Gérard I de Florennes (in cattedra dal 1012 al 1051) si risolse ad allontanare i canonici, a ristabilire una più stretta disciplina, adottando la regola benedettina, e a ricomporre i beni temporali dell’abbazia.

Nel XII secolo i diritti consuetudinari (droits coutumiers), tra il signore feudale (vescovo e abate) e cittadini, cominciarono ad essere iscritti nella Chartes de Franchises, che sono all’origine degli Statuti dei vari comuni originati alla dissoluzione del potere feudale.

Il passaggio delle truppe di Enrico II di Francia, dirette alla Guerra d’Italia, creò diversi problemi all’Hainaut tra il XIV il XV secolo.

Nel 1521 il monastero subì l’assedio degli armati impegnati nella presa della vicina Landrecies, i quali assalirono e distrussero gli edifici. Nel 1543 però l’abate è in grado di accogliere ospite Francesco I di Francia, anch’egli impegnato nell’assedio di Landrecies.

Dopo il trattato di Pace di Cateu-Cambrésis, la governatrice dei Paesi Bassi Spagnoli, Margherita di Parma, nominò nel 1564 don Frédéric d’Yve abate di Maroilles, consigliere di Filippo II di Spagna. Fu il periodo di apogeo per il monastero, vennero intrapresi grandi lavori di ampliamento e abbellimento in stile rinascimentale, compresa la costruzione di un grane mulino nel 1576. Nel 1585 don Frédéric otterrà dal papa il titolo di abate-vescovo, dal 1593 trasmissibile ai suoi successori.

Col trattato dei Pirenei del 1659, che mise termine alla Guerra dei Trent’Anni, il territorio fu riunito al Regno di Francia. Sotto l’abbaziato di don Alexandre de Brissy si sviluppò presso l’abbazia un’importante attività musicale.

Nel 1733 furono riportate le spoglie di Sant’Hubert nell’abbazia di Maroilles.

Il 29 luglio 1789 gli abitanti dei villaggi, da tempo in contrasto con l’abate per la tremenda imposizione fiscale (il 60% dei prodotti dovevano essere devoluti all’abbazia) si ribellarono, in particolare quelli di Taisnières-en-Thiérache la saccheggiarono, le reliquie del fondatore furono salvate e trovarono la loro sistemazione definitiva nella chiesa parrocchiale di Sainte-Marie-de-Maroilles (dove si trovano tutt’ora), episodio cruento noto localmente come “Vacarme de Maroilles” (lett. “Fragore di Maroilles”), la comunità monastica venne dispersa.

Nel 1791 l’abbazia venne soppressa e venne utilizzata come cava di pietre da costruzione per le abitazioni, entro il 1794 la chiesa conventuale, il quartiere abbaziale, il chiostro e altri edifici di pregio scomparvero. Con il portico monumentale dell’ingresso dell’abbazia nel 1807 venne creato un arco di trionfo per accogliere Napoleone Bonaparte.

Oggi sopravvive solo il mulino, la grangia delle decime, alcuni edifici di servizio e la portineria, tutti iscritti nell’inventario dei “Monuments Historiques” il 16 marzo 1977.

Nella grangia delle decime ha oggi sede l’ufficio turistico e l’amministrazione del Parco Naturale Regionale dell’Avesnois, una sede per attività culturali e mostre; il mulino è proprietà del Comune di Maroilles dal 2012 che lo ha trasformato in centrale elettrica, sfruttando la stessa forza motrice dell’acqua che alimentava le macine.

Lo stemma dell’abbazia, come si può vedere nella collezioni di immagini di De Croÿ, del 1598, è stato adottato dall’abate-vescovo don Frédéric d’Yve, che scelse una testa di cervo accollata ad un pastorale vescovile. Oggi è stato adottato dal Comune di Maroilles, che lo blasona: “D’argent à un rencontre de cerf de gueules brochant sur une crosse d’or”.

(D’argento al rincontro di cervo di rosso, attraversante un pastorale d’oro) unitamente al motto SOLI DEO HONOR.

Da segnalare che Charles D’Hozier  nell’ Armorial General del Regno di Francia, edizione del 1696, assegna all’Abbazia di Maroilles un arma differente: “fasciato d’oro e d’azzurro”.

Il cervo è, con l’orso, l’attributo iconografico di Sant’Umberto: secondo la leggenda più nota mentre il santo si stava spostando all’interno dei territori dell’abbazia venne assalito dai briganti che cercarono di derubarlo, ma un cervo uscito dal bosco si precipitò infuriato su di loro disperdendoli (secondo un’altra versione si presentò un intero branco di cervi agli occhi dei briganti, che preferirono catturare loro che il povero abate). Un’altra leggenda vuole che un orso, che aveva assalito l’abate sbranandogli il mulo, fosse stato ammansito dal santo con un semplice segno di croce e obbligato a portare il basto del mulo. È molto evidente il richiamo ad altre note storie agiografiche: il cervo sarebbe apparso anche ad un altro sant’Uberto, vescovo di Liegi (per questo patroni, entrambi, anche dei cacciatori), con una croce splendente tra le corna, mentre l’episodio dell’orso reso mansueto è attribuito anche a San Corbiniano di Frisinga e a San Romedio.



Nota di Massimo Ghirardi
Profilo Araldico
“D’argento, al rincontro di cervo di rosso, attraversante un pastorale d’oro” unitamente al motto SOLI DEO HONOR
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini
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Colori dello scudo: argento
Oggetti dello stemma pastorale, rincontro di cervo
Attributi araldici: attraversante

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,