Esterzili

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Comune di Esterzili (SU)

Informazioni

  • Codice Catastale: D443
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 743
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Esterzili (Istersili o Stersili in sardo), è l’erede dell’antica Stercili, del periodo della dominazione romana, ma sorge su un insediamento paleo sardo, nel cui territorio venne ritrovata una tavola bronzea del I sec. d.C. che definiva i confini tra le comunità locali dei Galillenses e i Patulcenses.

Il villaggio medievale appartenne alla curatoria di Barbagia di Seulo nel regno giudicale di Cagliari.

Dal 1324 Sterselli entrò a far parte dei territori catalano-aragonese del regno di Sardegna e fu infeudata congiuntamente a Nicolò Carros, Bartolomeo Subirats e Guglielmo Montgry.

Come le altre ville infeudate della Sardegna il primo embrione del suo municipio sorse nel XVIII secolo, quando nell’isola furono istituiti i Consigli Comunitativi, prima forma di rappresentanza protomunicipale.

Il 23 marzo 1843 la villa fu riscattata ai Marchesi Tellez Giron che ne detenevano il feudo dal 1777.

Nel 1848 con la promulgazione della legge reale n. 295, in seguito alla fusione dei territori insulari del Regno di Sardegna con quelli peninsulari, per i quali con R. D. del 7 ottobre 1848 era stata decretata la riforma della legge comunale e provinciale, il centro fu riconosciuto come ente autonomo.

La successiva Legge Rattazzi del 23 ottobre 1859 diede un nuovo assetto territoriale al Regno e nel 1865 l’ente assunse la struttura politico amministrativa propria del comune moderno.

Il Comune faceva parte del territorio della Provincia di Nuoro ma, con l’istituzione nel 2001 delle nuove province, voluta dalla Regione Autonoma della Sardegna, L. R. n. 9, e divenuta operativa nel maggio del 2005, a seguito delle elezioni per il rinnovo dei Consigli provinciali, Esterzili è entrata a far parte del territorio della Provincia di Cagliari (ora “città metropolitana”).

Si trova nella sub regione della Barbagia di Seùlo, parte della XIII Comunità Montana Sarcidano-Barbagia di Seulo.

Lo stemma comunale si blasona: “Partito: il PRIMO, di rosso, alla targa rettangolare d’oro caricata dalla scritta IMP. OTHONE CAESARE AUG. COS. in lettere maiuscole di nero ed in cinque righe; il SECONDO, di azzurro, alla pianta di vitalba di verde, fiorita d’argento, nodrita nella pianura di verde; al capo d’oro, caricato da quattro pali di rosso. Ornamenti esteriori da Comune” ed è stato concesso con D.P.R. 26 giugno 2008.

Nel primo campo è riprodotta, stilizzata, la” tavola bronzea di Esterzili”, una lastra di bronzo di 61 cm x 45 cm riportante su un lato un’iscrizione in latino, casualmente rinvenuta dall’agricoltore Luigi Puddu mentre dissodava il suo terreno nelle campagne di Esterzili nella località conosciuta come “Corte di Lucetta” e venduta al parroco don Giovanni Cardia, dal quale passò in seguito al canonico don Giovanni Spano che la donò al Reale Museo di Sassari (dove venne inventariata da Ettore Pais il 26 dicembre 1878; attualmente è esposta nella sala XII, vetrina 57 del Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna di Sassari).

L’iscrizione in caratteri capitali su 27 righe riporta il decreto emanato dal Proconsole della Sardegna, Lucio Elvio Agrippa, del 18 marzo del 69 d.C per dirimere una controversia relativa ai confini tra le popolazioni dei Patulcenses Campani (coloni di origine campana, o comunque italici stanziatisi fin dal II sec. a.C.) e dei Galillenses indigeni che avevano a più riprese infranto i limiti stabiliti. Il proconsole ordina in particolare che questi ultimi lascino le terre occupate con la violenza e diffidandoli dal proseguire nella ribellione.

Nel secondo campo è rappresentata una pianta di vitalba comune (Clematite Vitalba, Clematis vitalba) “sterzu” o “isterzu” in lingua sarda che, secondo alcuni, sarebbe collegata all’origine del toponimo locale (come “luogo infestato dalla vitalba”). Pianta arbustiva delle Ranunculaceae rampicante lianosa, deriva da vite alba (“vite bianca”), in Italia presente su tutto il territorio nazionale e sino a circa 1300 metri di altitudine, nei boschi di latifoglie e macchie temperate.

Il capo è lo storico stemma del Regno d’Aragona, che dominò il territorio dopo il periodo giudicale e fino all’unione col in regno di Sardegna.

Il gonfalone è un “Drappo partito di azzurro e rosso…”



Nota di Massimo Ghirardi


Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA. Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997, p. 306.
Profilo Araldico
“Partito: il PRIMO, di rosso, alla targa rettangolare d’oro caricata dalla scritta IMP. OTHONE CAESARE AUG. COS. in lettere maiuscole di nero ed in cinque righe; il SECONDO, di azzurro, alla pianta di vitalba di verde, fiorita d’argento, nodrita nella pianura di verde; al capo d’oro, caricato da quattro pali di rosso. Ornamenti esteriori da Comune”.
Stemma ridisegnato

Disegnato da: Massimo Ghirardi

Stemma Ufficiale
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori dello scudo: azzurro, oro, rosso
Partizioni: capo
Oggetti dello stemma lettera, pianura, puianta di vitalba, riga, scritta, targa
Pezze onorevoli dello scudo: palo
Attributi araldici: caricato, fiorito, maiuscolo, nodrito, rettangolare
Profilo Araldico
“Drappo partito di azzurro e di rosso…”
Gonfalone ridisegnato

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database
Colori del gonfalone: azzurro, rosso
Partizioni del gonfalone: partito

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

  • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 26/06/2008

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