Calderara di Reno

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Comune di Calderara di Reno (BO)

Informazioni

  • Codice Catastale: B399
  • Codice Istat:
  • CAP: 40012
  • Numero abitanti: 13163
  • Nome abitanti: calderaresi
  • Altitudine: 30
  • Superficie: 30
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 13.2
  • Distanza capoluogo: 13.2

Storia dello stemma e del comune

Calderara ha assunto il determinante di Reno nel 1862 (R.D. 16 ottobre 1862 n. 923), il toponimo potrebbe derivare da un antico “calidaria” (da “calidus”: caldo, in riferimento alla mitezza del clima o a fonti termali) o da “caldera” (in finzione descrittiva per la forma dell’insediamento o per una diffusa attività di “calderai”).

Comunque compare nei documenti come Calderaria nel 759, sede di un monastero.

Nel medioevo il Fundus Calidarius fu feudo della nobile famiglia toscana degli Ubaldini, che vennero detti appunto “da Calderara”. La testa di cervo e il fiore nello stemma comunale provengono dall’araldica di questa famiglia, originaria del Mugello della quale un membro, Ottaviano (o Attaviano), divenne cardinale e vescovo di Bologna nel 1217, e come tale feudatario del Fundus Calidarius che poi passerà agli eredi e che assumeranno quindi l’agnome Caldarari, e ne riceveranno l’investitura comitale nel 1356.

L’origine dell’emblema è riportato dalla leggenda secondo la quale durante una visita dell’imperatore Federico I “Barbarossa” al castello degli Ubaldini di Pila, presso Polcanto (oggi frazione di Borgo San Lorenzo), venne organizzata una battuta di caccia al cervo. L’imperatore inseguì un magnifico maschio e Ubaldino degli Ubaldini lo afferrò per le corna affinché l’imperatore potesse trafiggerlo da cavallo. Rimasto colpito dal coraggio di Ubaldino, Federico donò il trofeo alla famiglia e concesse loro di rappresentarlo nello stemma. A questo verranno aggiunti in seguito vari elementi tra cui una stella a sei punte (che, nello stemma comunale, è sostituita da una rosa d’oro1).2

A proposito della leggenda va osservato che nel Medioevo la caccia al cervo è una delle più nobili, riservata ai principi e ai re; inoltre nello stesso periodo storico l’animale si carica, ad opera dei Padri della Chiesa, di un significato solare che lo porta ad essere identificato con il Cristo, sia facendo riferimento al salmo 41 (Come la cerva anela ai corsi d’acqua, | così l’anima mia anela a te, o Dio) sia giocando tra i termini cervus e servus. La caccia al cervo è l’elemento centrale della leggenda di sant’Eustachio, riportata nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine (XIII secolo) che ebbe ampia diffusione, in cui il generale romano Placido durante una caccia vede comparire un cervo che porta tra le sue corna il Cristo in croce, miracolo che lo porta a farsi battezzare, assumendo il nome di Eustachio, insieme alla sua famiglia. Su questa leggenda è a sua volta modellata quella di Uberto da Liegi, figlio di un duca d’Aquitania vissuto nel VII secolo, e che era tanto appassionato di caccia da dedicarvisi anche durante il venerdì santo, giorno nel quale si imbatté in un cervo bianco che inseguì senza sosta tutto il giorno fino a che l’animale si girò, comparve tra le sue corna un crocefisso scintillante, al portento Uberto scese da cavallo e si inginocchiò, mentre l’animale gli diceva: «Uberto, Uberto, perché mi perseguiti? Fino a quando la passione per la caccia ti farà dimenticare la tua salvezza? Vai a Maastricht a trovare il vescovo Lamberto e fai ciò che ti dirà». In seguito a ciò, dopo aver perso la moglie essersi recato in pellegrinaggio a Roma, Uberto succedette a Lamberto come vescovo di Liegi e Maastricht continuando la sua opera di evangelizzatore e operando vari miracoli; morì nel 727. 3

Giovanni di Andrea Caldarari fu dottore in legge, eruditissimo al punto da essere soprannominato “Lumen Mundi e Pater Juris Canonicis”, ebbe erede adottivo Giovanni, detto “Calderino” (forse per la bassa statura o per confronto con il grande avo), che sarà egli pure docente dello Studium bolognese, amministratore nel Consiglio dei Savi e degli Anziani del Comune, nonché ambasciatore di Bologna presso papa Urbano V. I sui discendenti assunsero il cognome Calderini, ma mantenendo l’emblema degli Ubaldini inquartato con le aquile imperiali.

Il “capo d’Angiò”, segno tipicamente guelfo, testimonia la dipendenza del territorio dall’antico Comune di Bologna.

Non ci risulta che lo stemma in uso sia mai stato formalmente concesso, quanto liberamente adottato dal Consiglio Comunale4 dopo la costituzione del Regno d’Italia, intorno al 1961, ma si può comunque blasonare: “D’azzurro, al massacro di cervo d’argento, sormontato da una rosa d’oro; al capo d’azzurro, carico di tre gigli d’oro, posti fra i quattro pendenti di un lambello di rosso (capo d’Angiò)”.

(1) Localmente si sostiene che la rosa definita del tipo “Tudor” è stata aggiunta in onore di un’illustre cittadina d’adozione: Christine Dudley figlia del marchese di Northumberland, e vedova Paleotti che risiedette nell’omonima villa a metà del ‘600.

(2) Lo stemma attribuito a questa famiglia da vari stemmari porta di norma il solo massacro di cervo (Michel Popoff, Répertoire d’héraldique italienne. I Florence (1302-1700), Edizioni Orsini De Marzo, Milano 2009, pp. 13 (A464), 138 (C183), 82 (E347) talvolta con un oggetto posto tra i palchi (Popoff, op. cit., p. 72 (E86) prevede un bisante del «Popolo»d’argento alla croce di rosso ­– mentre Michel Popoff, Royame de Naples, le Léopard d’or, Parigi 2010, p. 110 (472) per il cardinale «Ottaviano Ubaldino, fiorentino, cardinale sotto il papa Alessandro IV l’anno 1255 e 1261» ha una crocetta potenziata d’oro – anche il massacro è dello stesso metallo – posta nel capo.

(3) Gaston Duchet Suchaux, Michel Pastoureau, Le bestiaire medieval. Dictionnaire historique et bibliographique, le Léopard d’or, Parigi 2002, pp. 39-42; Michel Pastoureau, Animali celebri. Mito e realtà, Giunti, Firenze-Milano 2002, pp. 73-79.

(4) Gruppo Ricerca Storica di Calderara

Nota di Massimo Ghirardi, Alessandro Savorelli e Giovanni Giovinazzo

Bibliografia:

AA.VV. DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA Storia e significato dei nomi geografici italiani. UTET, Torino 1997.
AA.VV. STEMMI delle Province e dei Comuni dell’ Emilia Romagna, a cura del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Editrice Compositori, Bologna 2003.
Plessi, G. GLI STEMMI DEI COMUNI DELLE QUATTRO LEGAZIONI. 1969. Forni, 1999 (rist. anast.)
Profilo Araldico
“D’azzurro, al massacro di cervo d’argento, sormontato da una rosa d’oro; al capo d’azzurro, carico di tre gigli d’oro, posti fra i quattro pendenti di un lambello di rosso (capo d’Angiò)”
Stemma ridisegnato

Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini


Colori dello scudo: azzurro
Partizioni: capo
Profilo Araldico
“Drappo partito di giallo e di verde…”
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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