Comune di Bore (PR)

Informazioni

  • Codice Catastale: A987
  • Codice Istat:
  • CAP: 43030
  • Numero abitanti: 800
  • Nome abitanti: boresi
  • Altitudine: 832
  • Superficie: 832
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 61.0
  • Distanza capoluogo: 61.0

Storia dello stemma e del comune

Durante la dominazione Romana i due centri principali del territorio corrispondente al Comune di Bore erano le frazioni di METTI e POZZOLO come risulta dalla Tabula Alimentaria Traiana, ritrovata presso le rovine dell’antica città di Veleja (oggi in Comune di Lugagnano Val d’Arda). Entrambe le località erano probabilmente “villæ” con “fundi” coltivati da coloni. Durante il IV secolo si sviluppò il Cristianesimo, soprattutto per opera del vescovo San Savino di Piacenza, la nuova organizzazione si sovrappose al precedentemente ordinamento romano e ogni “pagus” divenne “plebe”: ovvero Pieve. Il “pagus” principale era all’epoca Castell’Arquato, per cui le due località divennero soggette della Pieve di Santa Maria di quella località. I due centri verranno eretti in parrocchie indipendenti solo dopo il XIV secolo. Nel 568 l’arrivo del Longobardi la zona era ancora presidiata dai Bizantini dell’Esarcato di Ravenna, che avevano con tutta probabilità il loro centro in Castiglione dei Turchi, sede anche della cappella di Santa Felicita. Entrata nel territorio soggetto ai Longobardi: la “Longobardia” (da cui Lombardia: in senso assai più esteso dell’attuale Regione omonima, e coincidente all’incirca con tutta la Val Padana) o Regno d’Italia e dal 774 passato ai Franchi, tutta la regione ebbe una critica decadenza che perdurò fino al VII secolo. Nel IX secolo il territorio, organizzato feudalmente, fu devastato dagli Ungari, provenienti dalle pianure asiatiche. In questo periodo si edificò la Rocca degli Orsi, sopra il villaggio (sede della chiesa) di METTI. Ognuno dei territori di Metti e Pozzolo si organizzò, come detto, in “Villa”: cioè un agglomerato di abitazioni di diversi nuclei famigliari, spesso dello stesso ceppo che, in un tempo successivo, si sottomisero alla signoria di un feudatario: in questo caso i marchesi di Pellegrino della nobile famiglia dei Pallavicino prima, poi Sforza-Fogliani D’Aragona. Nel 1546 il Duca Pier Luigi Farnese, organizzò le varie “Ville” del Contado come nuclei fiscali sottoposti all’autorità di un “Console”, che registrava il “numero di bocche umane”: ovvero gli abitanti che avevano obbligo di residenza (non ci si poteva assentare dalla Villa senza autorizzazione di un’apposita Commissione). Ottavio Farnese, succeduto al trono ducale dopo l’assassinio del padre a Piacenza da parte di una congiura di nobili nel 1546, procedette alla realizzazione dell’ “Estimo” progettato dal padre. METTI L’odierna METTI è forse l’antico FUNDUS METTUNIA o, come citato nella Tabula Velejate: “Saltus Prædiaque Mettiæ” probabilmente coincidente con la “Rocca degli Orsi” l’attuale CASE ORSI e, nel IX – X secolo, trasferitosi nell’attuale insediamento. Nel 1180 gli abitanti di Metti chiedono di essere eretti in Pieve autonoma, separandosi da Castell’Arquato. Nel 1352 è dipendente dalla pieve di Iggio (frazione oggi di Pellegrino Parmense). Dal 17 agosto 1919 al 1920 fu sede del Municipio POZZOLO Su un suggestivo sperone roccioso di ofiolite fu edificata una chiesa dedicata al martire S. Maurizio (attestata nel X secolo) dipendente, come si è detto dalla Pieve di Castell’Arquato fino al 1352, per passare poi nella giurisdizione di quella di Iggio. BORE Sorta in conseguenza della costruzione della “Strada per Genova” verso il Passo delle Cento Croci, promossa dal ministro del Duca Filippo di Borbone: marchese Léon Guillaume du Tillot nel 1766. La duchessa Maria Luigia d’Austria fece edificare, lungo il tracciato delle strade principali delle Case Cantoniere. Quella sorta in località LE BORE DI METTI è all’origine dell’attuale capoluogo. Ogni Cantoniera aveva una locanda, del bestiame per il traino e il cambio delle carrozze nonché le abitazioni dei “cantonieri” e delle loro famiglie. Altri lavoranti e addetti a servizi edificarono nei pressi la loro abitazione alle quali si aggiunse nel 1910 l’oratorio dipendente da Metti dedicato a San Lorenzo (promosso a sede parrocchiale nel 1952). Il 17 agosto 1919 le località di Pozzolo e Metti furono distaccate dal Comune di Pellegrino Parmense ed erette in comune autonomo con denominazione provvisoria METTI E POZZOLO; nel 1920 il Commissario Prefettizio Roberto Ruggi d’Aragona propose che il Nuovo Comune si denominasse BORE DI METTI (come già aveva fatto l’ufficio postale). Essendo però la località di BORE quella con maggiore importanza commerciale, il podestà Gaspare Fulgoni propose quella denominazione che venne riconosciuta con Regio Decreto del re Vittorio Emanuele III il 19 maggio 1932. Lo stemma è stato concesso con decreto del Presidente della Repubblica Antonio Segni il 18 giugno 1962 ed è così descritto: “Campo di cielo, al monte su terrazzo di verde attraversato in banda da una strada selciata; il cantone sinistro del campo caricato da un aquilone uscente da una nube d’argento: il tutto al naturale”. Il termine “aquilone” identifica il vento violento di tramontana (da “ultra montano”), cioè settentrionale e in questo contesto identifica la divinità di Borea, che ha qualche assonanza con il toponimo. Secondo la leggenda Borea era la divinità del vento freddo e impetuoso del Nord, figlio di Astro e di Eos (cioè il dio delle stelle e la dea dell’aurora), fratello del mite Zefiro: vento d’occidente. Borea si innamorò di Orizia, figlia di Eretteo re d’Atene, e la rapì mentre un giorno danzava in un prato presso il fiume Glisso: l’avvolse in una nube e la portò in Tracia (la regione tradizionalmente considerata, dai greci, fredda e inospitale). La strada è come ovvio la Via per Genova (detta anche strada della Riviera) del ministro Du Tillot. Note di Massimo Ghirardi. Probabilmente il toponimo deriva dal personale latino “Bur(r)ius”. Il comune di Bore fa parte della Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno. I comuni confinanti sono: Bardi, Morfasso, Pellegrino Parmense, Varano de’ Melegari, Varsi, Vernasca.
Profilo Araldico
“Campo di cielo, al monte su terrazzo di verde attraversato in banda da una strada selciata; il cantone sinistro del campo caricato da un aquilone uscente da una nube d’argento: il tutto al naturale”. D.P.R. 18 giugno 1962
Stemma ridisegnato
Stemma Ufficiale
no stemma
Altre Immagini
Colori dello scudo: campo di cielo
Profilo Araldico
“Drappo di azzurro…” D.P.C.M. 3 giugno 1986
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
no gonfalone
Altre Immagini
Nessun'altra immagine presente nel database

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *