Amalfi

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Città di Amalfi (SA)

Informazioni

  • Codice Catastale: A251
  • Codice Istat:
  • CAP: 84011
  • Numero abitanti: 5317
  • Nome abitanti: amalfitani
  • Altitudine: 6
  • Superficie: 6
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 20.0
  • Distanza capoluogo: 20.0

Storia dello stemma e del comune

L’origine del nome Amalfi si inquadra all’interno della serie che comprende altri famosi toponimi come Melfi, Molfetta, Melpum, ecc. Per questa serie è stato ricostruito un tema (definito mediterraneo) “melp“, “melf” e “malp“, “malf” (il passaggo p – f è noto dall’etrusco) il cui valore semantico non è precisabile, ma è stato postulato il senso di “sinus” e di ‘concavità, voragine della terra‘.   Lo stemma della città di Amalfi riunisce i tre simboli storici della città stessa e della omonima Repubblica Marinara poi Ducato, che ebbe autonomia politica e amministrativa dall’839 al 1131: la banda rossa in campo argento (dal 1970 simbolo dell’intera Regione Campania) è il più antico emblema amalfitano, il cui campo sarebbe stato mutato in azzurro all’arrivo di Carlo D’Angiò nel 1266.   La croce a otto punte, in campo nero è attestata dalla seconda metà dell’XI secolo e ricorda la fondazione, realizzata dallo fra’ Gerardo Sasso da Scala, priore dell’ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme, del primo ordine monastico-cavalleresco della Storia, l’Ordine dei Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, poi di Cipro, poi di Rodi, e oggi “Sovrano Militare Ordine di Malta”: la croce rappresenterebbe le Otto Beatitudini secondo il Vangelo di Matteo, dal discorso di Gesù della montagna posta sull’abito nero proprio dei benedettini. Secondo un’antica tradizione amalfitana, riportata da Gabriele D’Annunzio nella “Canzone del Sacramento” (1911) (“…e la Rosa dei Venti amalfitana,/ già fatta croce irsuta d’otto punte,/ si consecrava presso la campana…”), sarebbe stata una prima “rosa dei venti” composta da dodici direzioni (anziché le 16 principali attuali).   La parte bassa dello scudo è troncata: la superiore d’argento (bianco), l’inferiore nera; i due colori rappresentano il giorno (le ore di luce) e la notte (le ore di buio). Su questa partizione è caricata una bussola circondata da quattro ali d’aquila, simboleggianti i venti principali (il freddo vento “del nord”, o Tramontana, cioè “da oltre i monti” è indicato mediante un giglio d’oro: ricorda che l’indispensabile strumento nautico fu ideato dalla marineria amalfitana verso il 1259, e fu perfezionato dal navigatore Flavio Gioia di Amalfi.   La figurazione di questa parte dello scudo, con la bussola nautica, fu aggiunta nel corso del XIV secolo; nel XVI divenne il simbolo del Principato Citra e, quindi, di quella che diverrà la Provincia di Salerno. Che oggi ha adottato come emblema la sola croce a otto punte della Repubblica Marinara, in campo azzurro.   Lo stemma ufficiale in uso attualmente è stato modificato su iniziativa del sindaco Alfonso del Pizzo (su proposta dell’assessore alla Cultura Daniele Milano), è stato realizzato da Studio Stratego di Antonio Vitolo, in collaborazione con lo storico Giuseppe Gargano e del grafico Marco Sabino. Nel dettaglio il primo campo da argento è stato mutato in azzurro, dato che, nel frattempo, lo scudo “d’argento alla banda di rosso” è stato assunto come emblema dalla Regione Campania.   Si blasona: “Semipartito-troncato: nel primo d’azzurro alla banda cucita di rosso; nel secondo di nero alla croce ottagona d’argento; nel terzo ritroncato d’argento e di nero, alla bussola d’oro affiancata da quattro semivoli d’argento attraversante sulla partizione e sormontata da una cometa d’oro, essa bussola caricata da una rosa dei venti di nero in campo d’argento e sovraccarica della lancetta magnetica d’oro con la punta gigliata alzata in palo”   Nota araldica di Massimo Ghirardi     Secondo la tradizione Ercole, il dio pagano della forza, amava una ninfa di nome Amalfi (o Amalphi): ma il suo amore ebbe breve vita: ella si spense ed Ercole volle darle sepoltura nel posto più bello del mondo e per immortalarla ne diede il nome alla città da lui ivi costruita. Per la storia invece fu fondata dopo la morte di Costantino; essa trae le sue origini da famiglie romane che, imbarcate per Costantinopoli, furono travolte dalla tempesta nel golfo di Policastro, vi avrebbero fondato una «Melphes» l’attuale Melfi, poi trasferitisi più a nord, avrebbero preso dimora nel luogo dell’attuale Amalfi, fondandola col nome di «A-Melphes». Le prime notizie risalgono al 533, al tempo della guerra greco-gotica, allorché con la vittoria di Narsete su Teia, Amalfi passa sotto il dominio dell’impero Bizantino ed entra a far parte del ducato di Napoli. Nel VI secolo diviene sede vescovile. Il vescovo assolveva funzioni religiose e provvedeva alla difesa della città. In seguito si andò formando una aristocrazia di grandi proprietari terrieri, i quali privarono il vescovo del potere politico. Nell’836 Sicardo, duca di Benevento, saccheggiò Amalfi, deportandone gli abitanti in Salerno. Nell’839 ucciso il duca Sicardo, gli amalfitani si ribellarono e conquistarono una potenza e un’autonomia che durarono fino alla fine dell’XI secolo. Amalfi iniziò un’astuta politica nei riguardi dei due imperi e degli altri Stati italiani per salvaguardare i propri interessi commerciali e sconfisse i saraceni che ne insidiavano il traffico. In un primo tempo fu retta a Repubblica, verso l’850 con due «prefetti» annuali, poi da «giudici », ed infine dal 958 da «duchi dogi». Sulla loro elezione avevano un formale diritto di conferma gli imperatori d’Oriente, ma in realtà la città si amministrava in piena libertà, con leggi magistrati e monete proprie. Le esigenze di difesa ed del commercio marittimo, spinsero spesso Amalfi ad allearsi con i saraceni e Ludovico II, contro i bizantini, che volevano ripristinare la sovranità dell’impero d’Oriente. L’alleanza con i saraceni fu comunque instabile e poco duratura. Questi infatti, nel 915, dopo una furiosa battaglia furono battuti e definitivamente cacciati dal territorio amalfitano. Nel 920 sempre per mano degli amalfitani furono cacciati da Reggio Calabria. Per tutto il X secolo e l’inizio dell’XI, gli amalfitani ebbero un’espansione commerciale ed una solida prosperità economica occupando nel Mediterraneo quel posto che più tardi ebbero Pisa e Genova.   La ricchezza di Amalfi fu tale in questo periodo che Guglielmo Appulo scrisse che nessuna città era più ricca d’oro, di argento e di stoffe di ogni sorta e che vi si incontravano arabi, siculi, africani e persino indiani. Si spiega così la ricchezza delle sue consuetudini marittime, che ebbero dagli amalfitani una delle loro più antiche codificazioni, nella famosa «Tabula Amalphitana» che era il codice marittimo più accreditato di tutte le nazioni marinare dell’epoca. Esso regolamentava i rapporti fra padrone di nave e marinai e fra marinai e mercanti. La stessa leggenda di Flavio Gioia, vissuto probabilmente agli inizi del XIV secolo, conferma ad Amalfi il vanto d’aver per prima perfezionato la bussola a vantaggio della navigazione e fornito materiale delle prime carte nautiche medievali. Dominatrice del mercato delle spezie, dei profumi, della seta e dei tappeti preziosi, nel X secolo coniò il soldo d’oro, il tarì d’oro e d’argento, che erano in circolazione nell’impero greco, in Africa e nei principati longobardi. Queste monete erano simili a quelle musulmane ciò a dimostrazione del fatto che i rapporti commerciali erano più sviluppati con gli arabi che con i bizantini. Il notevole sviluppo di Amalfi era dovuto in gran parte alla indipendenza di cui godeva; ma la limitatezza del territorio e la debolezza militare, per la carenza dell’appoggio bizantino, rendeva insicura questa indipendenza. Nel 1039 Guaimario V, principe di Salerno, s’impadronì del ducato di Amalfi e sebbene ridette il potere al duca Mansone II il cieco che ne era stato privato dal fratello Giovanni II, stabilì in realtà il dominio salernitano sulla città. Pressati dai salernitani, gli amalfitani governati da Sergio IV si rivolsero a Roberto il Guiscardo nel 1073. Salerno capitolò ma gli amalfitani dovettero lasciar occupare la loro città dai Normanni, riavendo la pace a costo della libertà. Il «terror mundi» si mostrò magnanimo verso gli amalfitani, accordando loro una certa autonomia. Dopo la morte del principe normanno nel 1085, Amalfi cercò più volte di scuotersi dal giogo normanno. Nel 1135 Amalfi subì un orribile saccheggio da parte dei Pisani «traditori» chiamati in soccorso contro la prepotenza normanna. E’ da questo periodo che ha inizio la decadenza di Amalfi. Nel 1343 una spaventoso maremoto, descritto anche dal Petrarca, investì la costiera; gran parte dell’abitato andò distrutto (con esso probabilmente anche il palazzo Ducale, citato in un documento come «palatium amalphitanum»), furono sommerse le fortificazioni, i cantieri navali, i magazzini e le attrezzature marittime. Cinque anni dopo, la famosa peste del 1348, descritta dal Boccaccio, completò l’opera di distruzione fra gli uomini. Amalfi e tutte le cittadine della costa che erano state splendide località popolate e fortificate, ricche di sontuosi palazzi, ornati di affreschi, marmi, colonne, fontane, si avviavano a diventare modesti paesi che, privi della ricchezza che veniva dal mare ritornarono alla economia tradizionale della pesca, dell’artigianato locale e dell’agricoltura. Soltanto sul finire dell’Ottocento l’affermarsi del fenomeno turistico ridiede incremento ad una città che costituisce l’epicentro economico di tutta la costiera che da Amalfi prende il nome. Notizie a cura di Antonio Ferrara Si ringrazia il prof. Adriano Caffaro per la cortese collaborazione.
Stemma ridisegnato
Stemma Ufficiale
Altre Immagini
Note Stemma Stemma reperito da Giovanni Giovinazzo
Colori dello scudo: argento, azzurro, nero
Partizioni: semipartito troncato
Profilo Araldico
“Drappo di rosso…” Gonfalone ridisegnato da Pasquale Fiumanò
Gonfalone ridisegnato
Gonfalone Ufficiale
Altre Immagini
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Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

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