Marcon


Comune di Marcon – (VE)

Informazioni

  • Codice Catastale: E936
  • Codice Istat:
  • CAP: 0
  • Numero abitanti: 15938
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

Al contrario dell’etimologia sposata dallo stemma comunale, che vorrebbe il nome derivato da «marco» un’antica misura veneta, il toponimo Marcon è quasi sicuramente legato al nome proprio Marco, prediale relativo presumibilmente a un possidente romano. Nel comune i toponimi di altre zone sono relativi a Gaggio: nome di origine germanica che significa “bosco”, “selva”; San Liberale: che prende il nome dalla parrocchiale; Colmello: vecchio termine veneto che indicava la borgata più popolata della zona; Pojanon: da Povegliano, sede abbaziale; Praello: diminutivo di prà, prato;

Zuccarello: deriva forse da zocco, cioè “poggio”.

 

Non sono state rinvenute testimonianze della presenza romana a Marcon, anche se le strade attuali sembrano seguire l’antico graticolato.

Nei secoli passati, il fiume Zero ed altri corsi d’acqua invadevano la campagna. Nel tardo medioevo il territorio marconese si caratterizzava per la presenza di boschi e zone umide che non favorivano l’insediamento umano.

Il toponimo compare per la prima volta in un documento del 997 nel quale il vescovo di Treviso, Rozone, donava Marconio all’abbazia benedettina di Mogliano a cui il paese restò legato fino allo scioglimento degli enti ecclesiastici voluto da Napoleone. Un documento del 1330 rileva come, nel giorno del mercato, la Badessa, vestita di manto rosso assistita da un cancelliere e da un notaio amministrava la giustizia fungendo da giudice.

Nel 1521 la chiesa di San Zorzi di Marconio fu eretta a parrocchia e sorgono forme di solidarietà come la scuola di San Giorgio (1509) e del Rosario (1612).

Confraternite le cui mariegole (le regole scritte) sono interessanti per conoscere la vita dei tempi. Nel sedicesimo secolo il territorio venne risanato da alcuni interventi legislativi della Repubblica Veneta, ma la zona rimase sempre poco abitata. 450 erano gli abitanti nel 1668, 614 sul finire della repubblica nel 1766.

Il Comune divenne un interessante per i possidenti a partire dal 1434, quando le monache benedettine, che possedevano a Marcon 126 campi, lasciarono il monastero per Treviso.

Nel 1807, durante la dominazione francese, Marcon divenne un comune del Dipartimento dell’Adriatico.

Ritornati gli austriaci venne aggregato come frazione a Mogliano, ma nel 1818 ritornò comune autonomo con la frazione di Gaggio, nel distretto di Mestre.

Dopo gli anni ’70 dell’800, molti marconesi emigrano verso le Americhe.

 

La prima documentazione di una proposta di stemma risale al 10 settembre 1928, a cura del podestà, Angelo Baso. Si tratta di uno stemma che riprende la presunta etimologia di Mason che qualcuno vuole provenga da «marco», un’antica misura di peso della repubblica veneta. A rappresentarlo è una bilancia, nel bozzetto predisposto dall’Ufficio Araldico di Bologna. Il marco si specchia nelle acque del fiume Zero e questi simboli sono accompagnati da due croci, di Treviso e Mestre a simboleggiare i legami politici e religiosi con le due città vicine.

La richiesta è avanzata nelle dovute forme a sua maestà Vittorio Emanuele III.

La Consulta araldica del regno, però, rifiuta il riconoscimento poiché si usano stemmi appartenenti ad altri comuni e, quindi, propone di utilizzare solamente «di verde alla bilancia di argento». Il comune accetta la proposta il 5 dicembre del 1928 e quindi, in data 28 gennaio 1929, il re emana un decreto, su proposta di Benito Mussolini, in cui concede lo stemma.

Tuttavia, il magro bilancio comunale non permette di sostenere le spese per la concessione del gonfalone, allora significative, per cui il comune vi rinuncia.

Bisogna attendere l’11 gennaio 1949 quando, il sindaco, Valentino Guerra, chiede allo studio araldico di Genova un nuovo stemma, ignaro del fatto che il comune ne possedesse già uno. Lo studio propone un incongruo stemma basato sul fatto che sono stati ritrovati dei resti di strade romane nella frazione di Gaggio che si blasona: «Scudo d’azzurro, allo scaglione d’argento accostato in capo da una daga romana d’argento, manicata di oro, posta in palo».

Nel 1974, il 29 settembre, il sindaco, Carlo Ceolin, incarica la Consulenza Legale Nobiliare di Gemona di proporre un gonfalone facendo riferimento allo stemma del 1949. Ma le autorità venete comunicano che non è possibile concedere l’autorizzazione all’uso del nuovo stemma poiché esiste ancora il precedente che, a suo parere, va ripristinato.

Su questa base viene proposto, da Silvio Graziosi di Roma, un drappo partito di verde e di bianco che viene approvato dal consiglio comunale il 27 settembre 1976 e che viene poi concesso con un decreto del Presidente Sandro Pertini.

Tuttavia, il responsabile dell’Ufficio Araldico nazionale giudica lo stemma «infedele al decreto reale del 28 gennaio 1929, anomalo 8per non dire ridicolo) per la presenza di una sorte di ponte che sostiene l’elemento verticale della bilancia».

Accanto alle critiche prospetta anche alcune soluzioni.

Si arriva, pertanto all’11 dicembre 2000, quando il sindaco, Fiorenzo Davanzo, accogliendo le osservazioni della Consulta Araldica, propone un nuovo stemma e un nuovo gonfalone. Si giunge così al 2 aprile 2001 quando il presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, concede lo stemma e il gonfalone così blasonati:

«Di verde, alla bilancia formata dal fusto, dal giogo, entrambi mistilinei, dalle due coppe, il tutto d’argento, le coppe sospese con tre cordicelle ciascuna, di nero, il fusto fondato sul basamento rettangolare, fondato in punta, di rosso, con la bordatura superiore e laterale di argento. Ornamenti esteriori da Comune.» per lo stemma e «Drappo partito di rosso e di bianco, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento» per il gonfalone.

 

 

Note di Bruno Fracasso

 

Liberamente tratte dal sito comunale e da altre fonti, in particolare dall’opera di Luigino Scroccaro

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Stemma Ufficiale


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Profilo araldico


“Di verde, alla bilancia formata dal fusto, dal giogo, entrambi mistilinei, dalle due coppe, il tutto d’argento, le coppe sospese con tre cordicelle ciascuna, di nero, il fusto fondato sul basamento rettangolare, fondato in punta, di rosso, con la bordatura superiore e laterale di argento. Ornamenti esteriori da Comune.”

Colori dello scudo:
azzurro
Oggetti dello stemma:
basamento, bilancia, bordatura, coppa, cordicella, fusto, giogo
Attributi araldici:
fondato, fondato in punta, formato, laterale, mistilineo, rettangolare, sospeso, superiore

Gonfalone ridisegnato


Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo partito di rosso e di bianco, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento”.

Colori del gonfalone: bianco, rosso
Partizioni del gonfalone: partito

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 02/04/2001
    • Regio Decreto (RD) di concessione – 28/01/1929
    • Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) di concessione – 11/01/1980