Erice


Città di Erice – (TP)

Informazioni

  • Codice Catastale: D423
  • Codice Istat:
  • CAP: 91016
  • Numero abitanti: 28583
  • Altitudine: 0
  • Superficie: 0
  • Prefisso telefonico: 0923
  • Distanza capoluogo: 0.0

Storia dello stemma e del comune

 
 

«E l’altro monte, e l’altro monte ei vede,
l’Erice azzurro, solo tra il mare e il cielo
divinamente apparito, la vetta
annunziatrice della Sicilia bella!»

 

(Gabriele D’Annunzio, La Notte di Caprera)

 

L’attuale città di Èrice, dal 1167 al 1934 si è denominata Monte San Giuliano (U Munti, è ancora la denominazione siciliana), e il centro antico sorge sulla vetta del Monte Erice (756 m.), ma la maggior parte della popolazione risiede a valle, nell’abitato di Casa Santa, praticamente contiguo alla conurbazione della città di Trapani.

Ma il territorio del Comune di Monte San Giuliano, denominato Agro Ericino, comprendeva anche i territori degli attuali comuni di Valderice, Custonaci, San Vito Lo Capo, Buseto Palizzolo (che se ne distaccarono tra il 1945 e il 1948) e, in parte, quello di Castellammare del Golfo. Il possesso di questo territorio, che era suddiviso in “casali” (casale Curtii, casale Scupelli, casale Fraginisi, casale Rachalgimir, casale Sanctæ Yrini, casale Rachalhab, casale Handiluhiara, casale Bumbuluni, casale Murfi, casale Busit, casale Arcudacii, casale Ynnichi, casale Hurri, casale Rachalculei), venne concesso dall’imperatore Federico II con privilegio del 1241 all’Universitas della popolazione. Il territorio comprendeva il territorio direttamente soggetto alla città, Ralibesi, Xambola, Lacci, Punta, Castelluzzo e Sanguigno, ma anche tre baronie (Baida, Inici e Arcodaci) soggette al rispettivo signore

 

Il nome deriva dal mitico gigante Eryx (Έρυξ), figlio di Afrodite e Bute, che venne ucciso da Eracle perché tentò di rubargli i buoi di Gerione. Ma secondo Tucidide venne fondata da esuli troiani, guidati da Elimo (fratello di Enea) unitosi alla popolazione locale per dare origine agli Elimi. Probabilmente furono gli stessi Elimi a fondare la città intorno al VII secolo come Iruka.

 

Erice e Segesta saranno la due città principali di questo popolo. Fu lungamente contesa tra Siracusani e Cartaginesi (che la chiamavano Erech) sino alla conquista da parte dei Romani nel 244 a.C.

 

Durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare Barca fece costruire le fortificazioni, dove coordinò la difesa di Lilibeo e da dove, in seguito, trasferì parte degli abitanti per fondare Drepanon, l’odierna Trapani.

 

Anche durante il periodo romano fu un centro importante, dove vi si veneravano la “Venere Erycina”, dea assunta dalla mitologia romana e fatta coincidere con la greca Afrodite.

 

Denominata Gebel-Hamed durante l’occupazione araba (dall’831 fino alla conquista normanna dell’Isola), la montagna era probabilmente disabitata in quel periodo: venne ripopolata e denominata Monte San Giuliano dai Normanni nel XII secolo, che costruirono il duomo sulle rovine del tempio pagano, divenendo una delle maggiori città del Regno, grazie anche alle concessioni ottenute da Federico II. Anche se oggi il documento è ritenuto un abile falso d’epoca, venne utilizzato dagli abitanti come attestato di legittimità per l’occupazione del vasto territorio che si estendeva dal Monte Erice fino ai confini di Trapani, e verso oriente sino a San Vito Lo Capo e alla confinante città di Castellammare del Golfo.

 

Il nuovo nome, secondo la leggenda, venne adottato in onore di San Giuliano che, durante l’assedio alla rocca, il conte Ruggero d’Altavilla aveva sognato in sella ad un cavallo bianco, vestito del manto rosso da dignitario regio, con un falcone appollaiato sulla mano sinistra, la cui apparizione mise in fuga i musulmani.

 

Erice deve la popolarità e la sua rinascita alla Guerra del Vespro, divenendo di fatto la rocca da cui partivano le azioni belliche di Federico d’Aragona, re di Sicilia fino al 1337, contro gli Angioini.

 

Lo stemma della città è stato concesso il 23 marzo 1930 e si blasona: “Campo di cielo, al monte di due cime, movente dalla punta, sormontato da una colomba che si libra in volo, tenente nel becco un ramoscello d’ulivo, il tutto al naturale.”

 

Il monte è un chiaro riferimento al nome vigente all’epoca della concessione, mentre la colomba era l’animale sacro di Venere che, in questo contesto, assume il significato di apportatrice di pace.

 

 

 

Nota di Massimo Ghirardi

Stemma Ridisegnato


Disegnato da: Massimo Ghirardi

Fonte: Antonino Maltese

Stemma Ufficiale


Logo


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Profilo araldico


“Campo di cielo, al monte di due cime, movente dalla punta, sormontato da una colomba che si libra in volo, tenente nel becco un ramoscello d’ulivo, il tutto al naturale”.

Colori dello scudo:
campo di cielo
Oggetti dello stemma:
becco, cima, colomba, monte, ramoscello d'ulivo
Attributi araldici:
movente dalla punta, sormontato, tenente

Gonfalone ridisegnato


Reperito da: Luigi Ferrara

Disegnato da: Bruno Fracasso

Gonfalone Ufficiale


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Profilo Araldico


“Drappo di bianco…”

Colori del gonfalone: bianco
Profilo Araldico

“Drappo di bianco allo stemma comunale centrato…”

bandiera ridisegnata

Fonte: Roberto Breschi

Disegnato da: Bruno Fracasso

bandiera Ufficiale
no bandiera
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Nessun'altra immagine presente nel database

Legenda: Stemma, Gonfalone, Bandiera, Città, Sigillo, Altro,

    • Regio Decreto (RD) di concessione

      Carlo V , nel 10 luglio 1555, decide che Erice non venga più chiamata Terra ma città “Eccelsa”.

    • Regio Decreto (RD) di concessione – 23/03/1930